VALENTINA MATTAROZZI

BIO

Bolognese di nascita, è un’artista a tutto tondo. Studia danza classica per dieci anni e calca i palchi teatrali anche in veste di attrice e autrice. A 6 anni inizia a suonare il pianoforte e 14 a comporre. Parte studiando canto lirico, conservatorio Martini di Bologna e Frescobaldi di Ferrara, ma la sua innata curiosità la porta a scoprire tanti generi musicali, (dal pop al rock, dal blues alla fusion). 

Ed è proprio la mescolanza di tutto questo che la rende unica. Il suo primo vero grande amore è per il jazz che rimane la sua principale fonte di ispirazione anche quando compone. Collabora con vari artisti bolognesi tra cui Annibale Modoni, Teo Ciavarella, Felice Del Gaudio, Carlo Atti e Lele Barbieri. 

Dal 2013 è la vocalist della famosa Doctor Dixie jazz band, che ha visto collaborazioni con Gerry Mullighan, Lucio Dalla, Pupi Avati e Renzo Arbore. 

Alternando attività musicali e teatrali, è la protagonista di “Lady Day – Omaggio a Billie Holiday” (nel ruolo di Billie Holiday) per la regia di Massimo Macchiavelli e ancora in “Ladies sing the blues”, viaggio attraverso la storia e le sonorità blues già portate alla ribalta da grandi interpreti femminili come Bessie Smith e Janis Joplin

Si cimenta anche nella scrittura teatrale, debuttando con “Io sono Billie”, spettacolo anche questo, incentrato sulla vita di Billie Holiday.

Nel 2014 debutta con l’album di inediti “Vally Doo”, cavalcando la top ten e la top twenty delle classifiche radiofoniche. 

Nel 2017 pubblica l’album “I am Billie – Tribute to Billie Holiday”, per cui riceve pubblicamente i complimenti da parte del gruppo vocal jazz più famoso al mondo “The Manhattan Transfer”. 

Ad aprile 2020 durante il periodo di lockdown ha partecipato all’iniziativa #jazzadomicilio organizzato dal Bologna Jazz Festival ed il 30 maggio 2020 è stata la cantante del primo concerto in Italia “in condominio”, dopo il lockdown, esibendosi con il trio del Maestro Teo Ciavarella a “Borgo Masini”.

Sta lavorando al suo nuovo disco di inediti che è stato anticipato da “Fragili”, il singolo uscito lo scorso 27 novembre e da un secondo singolo questa volta in lingua francese, “Nostalgie”, uscito il 15 gennaio 2021.

 

 

 

Nostalgie è il secondo brano che anticipa “Virtù Nascoste”, il suo terzo album, che uscirà nel 2021. Tutti i brani di questo disco sono stati scritti dalla stessa Valentina: musica e parole.

 

 

“Questa canzone è stata redatta in francese, lingua che ho rispolverato, dopo tanti anni e che ritengo perfetta per la melodia che avevo già composto. Sono stata aiutata dalla professoressa Barbara Baranowski, insegnante di lettere madrelingua, che mi ha supportato nei miei limiti fonetici e grammaticali.

Il meraviglioso arrangiatore Teo Ciavarella, ha vestito il brano con abiti ”Manouche”, ed il violino di Alessandro Cosentino, uno dei più promettenti violinisti che abbiamo in Italia, è il coprotagonista della storia. Alessandro è stato l’unico allievo di Piergiorgio Farina ed ascoltando “Nostalgie” avrete modo di udire il violino del suo grande maestro, donatogli dal figlio alla sua morte.

Nel brano descrivo l’assenza di amore, il vuoto in cui ci si cala, quando si è ancorati ai ricordi del passato e illusi dalle speranze di un ritorno di chi ormai se ne è andato via e non ritornerà. 

Quando scrivo, “La nostalgie est un mal impitoyable, comme le poison qui doucement s’insinue et te fait mourir sous le voile d’espérance ” (la nostalgia è un male spietato, che dolcemente si insinua e ti fa morire sotto il velo della speranza), voglio esprimere il concetto che, continuando a crogiolarsi nelle emozioni del passato, si avvelena lentamente la propria esistenza, e la si carica di quei fardelli che sono i ricordi illusori. La protagonista della canzone ha avuto in passato una storia carnale e travagliata con un uomo narcisista ed egocentrico, il quale, l’ha lasciata senza alcuna spiegazione. Lei continua ancora a vivere nella speranza di un suo ritorno e questo pensiero le toglie quel tempo prezioso che le servirebbe per vivere nel mondo reale.”

 

Il brano “Dalila” è la versione in francese di un brano scritto da Valentina Mattarozzi ed uscito nel 2016, che porta lo stesso titolo. La canzone era originariamente in versione pop, in questa rivisitazione porta un arrangiamento Dixieland. Racconta dell’amore per la propria figlia e di quanto sia importante dare ai propri adolescenti dei punti di riferimento e la consapevolezza di essere amati e non giudicati.

 

 

LINE UP

Voce – Valentina Mattarozzi

Piano / Tastiere – Teo Ciavarella 

Sax, Clarinetto, flauti e chitarra – Stefano Melloni

Contrabbasso – Giannicola Spezzigu 

Batteria – Umberto Genovese

Percussioni – Flavio Piscopo

 

I AM BILLIE

Questo album dedicato alla straordinaria figura di Billie Holiday è parte integrante del progetto teatrale “Io sono Billie”, scritto e interpretato da Valentina Mattarozzi. Essenziale come lo spettacolo stesso, proprio perchè si vuole raggiungere l’essenza della sua espressione artistica e arrivare al nucleo della sua anima che ha generato la magia dell’interpretazione di Lady Day. Senza usare inutili sovrastrutture, che coprirebbero la bellezza della semplicità di Billie, la quale colpiva profondamente i cuori degli ascoltatori, motivati da quella scossa emotiva che puntualmente forniva durante i propri concerti. 

Gli accordi e gli arpeggi di chitarra assieme a qualche abbellimento di Francesco Cavaliere, bastano ad armonizzare i brani, rendendo più vera l’interpretazione confidenziale di Valentina Mattarozzi. Il coronamento e cornice immaginaria del quadro sonoro lo si ottiene con il caldo e morbido suono del sax tenore di Igor Palmieri, che riflette la figura di Lester Young, amico, confidente, fratello di musica di Billie. 

Se è il senso dell’essenziale il filo conduttore di questo progetto, è proprio nella figura di Lester che si trova l’essenzialità degli affetti della grande cantante. Lester è stato l’unico uomo che l’ha amata e apprezzata davvero. Alcuni detrattori immaginarono che tra i due Artisti ci potesse essere stata una relazione come tante, in realtà il loro amore fu esclusivamente musicale, ricco di affinità elettive. Pochi compresero l’entità di questo immenso sentimento, molto più vero di tutti gli amori consumati a letto da Lady Day. 

I brani scelti per essere interpretati in questo album incarnano completamente l’anima struggente di Billie, come le canzoni scritte di suo pugno Don’t Explain, Fine and Mellow, God Bless the Child e Billie’s Blues ed altre, che la resero agli occhi della gente come la più sensibile e caratteristica cantante dell’epoca, la più amata ma anche contrastata figura. 

La tragica Strange Fruit, qui interpretata dalla voce di Valentina e dallo strordinario flicorno di Fulvio Chiara, fu il brano che la consacrò, ma la marchiò agli occhi del governo degli Stati Uniti come la prima stella nera che si ribellava alle vessazioni dei razzisti. Fu un’arma a doppio taglio, perchè con essa pagò un dazio troppo alto, rea di aver alzato la testa, le autorità non le dettero più pace, colpendola dove lei era più fragile, togliendole pure la possibilità di cantare e la voglia di vivere. Inoltre Billie da sempre si sentiva “sfortunata tra gli sfortunati” autodefinendosi “mezzo e mezzo”. Aveva la pelle troppo chiara per cantare in una band di negri senza incorrere a dei problemi e nello stesso tempo era troppo scura per esibirsi sul palco con i musicisti bianchi. 

Gloomy Sunday è l’ineluttabile inno alla disperazione d’amore, che a furor di popolo le veniva richiesta dal pubblico. Brano nato in Ungheria ed additato ad indurre al suicidio, fu modificato a livello melodico, aggiungendo rispetto l’originale, una sorta di bridge, gli fu aggiunta una lirica in inglese e inciso da Billie Holiday nel 1936. La sua interpretazione rimarrà per anni non solo come la prima, ma anche come l’unica per tutto il ‘900 in lingua inglese.

Lover man fu affidata a Billie da colui che la compose, il giovane Jimmy Davis, prima di partire come recluta nella seconda guerra mondiale. Il suo autore non potè mai ascoltare l’incisione che se ne ricavò dalla voce e dalla creatività di Billie, la quale si impuntò a voler anzitutto un inusuale tappeto di archi come arrangiamento. Fu il saluto che Lady Day fece a colui che non ritornò da oltre oceano. Jimmy morì in una operazione di guerra sulla manica, come il grande Glen Miller, ma la sua canzone immortale è rimasta nella storia del jazz.

Sophisticated Lady e Stormy Weather sembrano state scritte per la sua voce. Per come le rende ruvide e per come fa apparire tutto così fluido, sembrano nascere per le sue corde, non solo vocali ma sensoriali.  Del resto, se mi permettete, quando si pensa a queste due canzoni, non si può far altro che pensare alle interpretazioni di Billie. Così come racconta la sua anima fragile legata ad un uomo che non la desidera più in Body and soul e in Yesterdays quando ricorda tempi lontani e fuggitivi di amori inconsolabili. Lei parla di se, di quello che prova. È come se avesse scritto di suo pugno quei testi. Proprio lei, quella donna che sapeva scegliere con dovizia i musicisti con cui suonare e non gli uomini da portarsi a letto.

Ma è anche vero che i grandi artisti danno il meglio di sè nei momenti bui. Di tempeste Billie ne ha vissute una infinità, è salita sul palco in condizioni umane, fisiche e mentali sconvolgenti, eppure, lì, proprio lì sul palco, riusciva ad esprimere tutta la sua voglia di rivincita e di rinascita. Era consapevole della sua bellezza che manifestava attraverso una sensualità fragile e disperata.

È stata e lo è tuttora il punto focale per molte cantanti a divenire, fonte inesauribile di energia ed ispirazione che si rinnova per ogni persona la quale l’ascolta per la prima volta e che poi non potrà far altro che amarla disperatamente, proprio come Billie ha amato disperatamente la sua esistenza.

Questo è il nostro umile omaggio alla più grande cantante jazz di tutti i tempi

LINE UP

I AM BILLIE:

Voce – Valentina Mattarozzi

Sax tenore – Igor Palmieri

Chitarra semiacustica – Giampiero Martirani 

Contrabbasso – Giannicola Spezzigu