Nino Buonocore

Adelmo Buonocore, in arte Nino Buonocore, è un cantautore e compositore napoletano che dagli anni ’80 scrive pagine della storia della musica italiana. Tante le collaborazioni con importanti musicisti che lo hanno portato ad avvicinarsi al jazz e a duettare nel 1988 con Chet Baker in una session di presentazione alla stampa dell’album “Una città tra le mani” insieme alla super band composta da Nicola Stilo, Rino Zurzolo, Massimo Volpe, Peppe Sannino.
Tant le hit entrate nelle top ten delle classifiche italiane. Ma nell’ultimo album, “Segnali di umana presenza” (Hydra music, 2013), Nino ha deciso di espandere la sua arte ai cinque continenti, cantando i brani anche in inglese, francese, portoghese e spagnolo. 

 

La sua storia è coerente con la sua arte, la sua musica e le sue canzoni hanno accompagnato periodi di vita – Scrivimi”, appunto, su tutte; “Rosanna”, “Il Mandorlo”, “Boulevard”, per citarne altre – restano nell’immaginario di tanti, quei brillanti ritratti di donne e amori (apparentemente) semplici ci appartengono per come sono stati raccontati e per come li abbiamo immaginati, idilli di stagioni vissute intensamente – e qui si ritrovano nuove storie minimaliste e metafore che raccontano la quotidianità e gli angoli più stretti dell’anima, e che hanno fatto la fortuna di un cantautore rimasto sempre indiviso con la sua arte e il suo talento di compositore, alla ricerca mai fine a se stessa – dall’uso dell’acustica ai generi musicali più vari, con l’andamento jazz, swing e con i colori più nobili dei ritmi carioca.
(Daniele Mignardi promopressagency)

 

“L’uomo nuovo” oggi, in quest’era ipertecnologica dovrebbe smettere di proteggersi dietro la coltre della superficialità e del qualunquismo. Ha i mezzi per emergere a patto che non si vergogni di manifestarsi anche nelle sue debolezze. Il Superman che oggi ostentiamo un po’ tutti, col sorriso a cento denti e la boria di chi la sa lunga, non aiuta certo il confronto, anzi lo frustra enormemente. A che serve indossare una maschera che alla fine ci rende ancora più brutti? Io credo molto nella parte migliore dell’uomo. Sono convinto che ci sia in ognuno di noi, basta toglierle il bavaglio e scioglierle i lacci di un’omologazione che, colpa anche di una persuasione aggressiva, sembra talvolta “apparirci” comoda.

(tratto dall’intervista pubblicata da Fatti Italiani)

 

 

Il lessico del cuore”, tratto dal più recente album “Segnali di umana presenza” (Hydra music, 2013),  è la canzone che meglio delinea gli ambiti e i contenuti musicali del nuovo lavoro: 

“Forse ci vorrebbe una rivoluzione/ Non farebbe male un po’ di confusione/ Dentro una vita da tiro a segno/ che tanto già lo sai che non vinci mai!/ Tutto prenderebbe un’altra direzione/ oltre la politica e la religione/ Ci sono uomini che non capisco/ Ci sono troppi fatti che io non resisto…/Ah…se la storia potesse cambiare!/ Ah…quante cose potrebbe insegnare/ il lessico del cuore/ Forse ci vorrebbe una rivoluzione/ per tornare ad essere delle persone/ in questo mondo che alza la voce/ che non ti ascolta mai…dimmi come fai?”

E’ un Nino Buonocore più “diretto” che racconta l’uomo e gli scenari della sua sfera più privata, con la solita naturalezza e leggerezza, le difficoltà del vivere e la sua idea di rivoluzione è da realizzare con le parole, con gli incroci “enigmistici” tra testa e cuore, senza mediazione, una rivoluzione “per tornare ad essere delle persone, per incrociare uno sguardo e condividere un abbraccio”… In un tempo in cui diamo tutto per scontato, in un mondo che “allinea e informatizza” i messaggi e i pensieri, è “amare che rimane complicato”, sono i meccanismi del cuore che restano fragili e di difficile interpretazione, e così abbiamo bisogno di “alfabetizzare”, di “curare la dislessia dei nostri sentimenti”: in senso più ampio, l’esigenza di comunicare davvero e di rispetto verso il prossimo, di ritrovarci veri, fuori dal ruolo che ciascuno di noi recita in un post di un social network, fuori dai canoni comportamentali che questa società ci detta.
(Daniele Mignardi promopressagency)